MONCALIERI – Per la Procura la pistola trovava in casa del boss D’Onofrio è quella del delitto Caccia
Sul finire del settembre 2024 la parola ‘ndrangheta tornò a tuonare nell’area di Moncalieri dopo il duro colpo inflitto dalle forze dell’ordine ad una stanziale branca piemontese della malavita calabrese, attiva tra la città e la zona di Carmagnola. Un’operazione che condusse anche all’arresto del boss 64enne Francesco D’Onofrio, la quale casa di Moncalieri, in via Bellini, a borgo San Pietro, venne accuratamente perquisita. E dagli anfratti dell’alloggio saltò fuori una pistola, quella che oggi, dopo essere stata accuratamente esaminata dagli esperti, di fatto riapre il caso dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso da un commando della ‘ndrangheta il lontano 26 giugno 1983. Questo perché si tratterebbe proprio di quella pistola, nello specifico una P38 Special Smith&Wesson, modello 49 «bodyguard» a tamburo, matricola 3665451, sulla quale la procura di Torino ha svolto un sacco di accertamenti prima di giungere a questa conclusione. Del resto la cosiddetta prova dello sparo avrebbe generato della tali risultanze investigative da farla ritenere astrattamente compatibile con l’arma del delitto. O quantomeno degna di ulteriori accertamenti, ancora più approfonditi di quelli eseguiti fino ad ora. Serviranno quindi altre analisi e le farà la procura di Milano, competente per le indagini sui magistrati di Torino.